domenica 27 aprile 2008

andrea mantegna


scelti i ricordi
mi accingevo a disporre i colori
alibi del tempo
coprivo i contorni delle sinopie
per nascondere inceretezze e dubbi del soggetto
solo l'impronta dei volti sarebbe soppravvissuta alla messa a fresco
ogni pennellata mostrava quello che avavo già dimenticato
solo il falso poteva prendere corpo
la cruda materia impediva allo spirito dei miei pensieri di prendere vita
ogni figura svaniva per lasciare il passo alla maniera
solo la menzogna mi era concessa, solo questa sentivo mia
potevo donarle le mie immagini senza vederle modificate dalla retorica
del gesto
nitide e false così come concepite

presi servizio
non appena la verosimiglianza copiò la vita
dovevo ritrarre le voglie del regime
le immaginifiche bellezze della famiglia regnante
intonacai camera e volte
degli ardori degli dei olimpici
nessuno abbassava gli occhi alla vergogna della vita dei mortali
non un sorriso alle tele inneggianti agli amori ed alle vittorie
nemmeno se sguaiate e tronfie nella loro insensatezza

allora finii per essere l'immagine del reale
la triste copia della vita di ogni giorno
e misi in mostra le brutture del quotidiano
le spietate vesti di chi gestiva il potere
volti allungati senza dignità
solo ghigni di protervia e mediocrità
ma fu inutile
nessuno capì e non fui cacciato.

martedì 1 aprile 2008

fuga

il debole ritmo di un respiro scivolava assonnato tra le coltri mentre cercavo di lasciare indisturbato la stanza. discesi incerto le scale ancora nella notte, affidando alla memoria il computo dei gesti. superata la soglia trovai l'alba e il movimento fluido degli storni ad interrompere un cielo troppo sereno segno di antiche tempeste. ripetevo queste parole come eco dei miei pensieri, passo dopo passo, mentre il battito cardiaco accelerava, impietoso della mia mal celata sicurezza. allora annuivo convinto, indovinando il fondo dei giornali pomeridiani "... già lontano quando la trama del giorno svegliò i vicini di casa, sorpresi dai soccorritori e dai curiosi che andavano ammucchiandosi davanti all'ingresso, in un brusio di voci agitato dall'impertinenza di considerare sicura la sorte dei rei". così pensavo, o cercavo di convincermi, mentre vedevo scorrere le vetrine del centro ora che il tram era partito carico dei lavoratori del mattino.