Lo sentiva ancora l’odore. Lo sentiva su di sé, come se fosse diventato il suo. Per quanto si lavasse, si strofinasse con forza sotto la doccia, l’odore non se ne andava. Al mattino annusava disgustata le lenzuola. Le lavava ogni giorno, ma non c’era nulla da fare.
Quello che non riusciva ad accettare era sentirlo addosso agli altri, anche a chi voleva bene. La faceva star male.
Aveva lasciato Claudio proprio per questo. Non riusciva più a fare l’amore con lui, non riusciva neanche a stargli vicino. Non che non fosse stato premuroso, o non fosse stato paziente, aveva capito che ci voleva tempo. Per lei però il tempo non aveva più significato. Ogni giorno era uguale all’altro. Non usciva più da casa. Aveva lasciato il lavoro. Non frequentava più nessuno da mesi. Si limitava a fare la spesa una volta la settimana.
Fu proprio un pomeriggio al supermercato che capì cosa doveva fare per ricominciare a vivere.
Era in fila alla cassa, cercando di sentire il profumo di lacca sui capelli bianchi della signora davanti. Non ci riusciva. L’odore che la perseguitava era ancora più intenso e non capiva perché. Ad un certo punto il signore all’inizio della fila, dopo aver riempito i sacchetti della spesa, si voltò per pagare. Appena lo vide il cuore si tuffò nello stomaco. Era lui. Uscì dalla fila con il carrello e lo abbandonò in una corsia. Non poteva perderlo. Lo vide salire su una Toyota Corolla verde. Corse alla macchina e mise in moto. Riuscì a raggiungerlo al primo semaforo. La Toyota svoltò sulla provinciale e dopo pochi minuti si ritrovarono in mezzo ai campi. Cercava di mantenere una certa distanza, ma era inutile, lui non poteva certo sospettare di essere seguito. Al primo paese girò a sinistra e dopo una rotonda parcheggiò davanti al cancello di una villetta.
Lei proseguì fino alla fine della strada, poi fece inversione e si appostò a cinquanta metri dalla Corolla.
Era decisa ad aspettare fino a che non fosse uscito nuovamente, fosse anche per tutta la notte o per tutto il giorno successivo. Dopo sei ore, alle undici e un quarto di sera, vide la luce del cancello accendersi e l’uomo salire in auto. Accese il motore. Fece anche lei la rotonda e si ritrovarono sulla provinciale. Non c’era in giro nessuno. Non ci mise molto a raggiungerlo. Accelererò sempre di più fino a tamponarlo. La Toyota fece un giro su se stessa e finì di traverso in mezzo alla strada.
Aprì la portiera e camminò verso l’auto. L’uomo era riverso sul volante, il sangue colava dalla fronte. Respirava ancora, ma non sembrava cosciente. Risalì in macchina, con il vapore che usciva dal cofano. Fece marcia indietro per un centinaio di metri. Poi accelerò e questa volta lo centrò proprio nella portiera. L’airbag le scoppiò in faccia e si ritrovò in mezzo ai campi.
Scese dall’auto, una gamba dolorante e il viso pieno di escoriazioni. Zoppicando si avvicinò a pochi metri da quello che oramai era solo un ammasso di rottami. Intravide il corpo schiacciato tra le lamiere. Era morto, ora ne era certa.
Sorrise e alzò lo sguardo verso il cielo stellato. Si mise a respirare il dolce profumo di una sera d’estate. La prima sera d’estate della sua nuova vita.
Quello che non riusciva ad accettare era sentirlo addosso agli altri, anche a chi voleva bene. La faceva star male.
Aveva lasciato Claudio proprio per questo. Non riusciva più a fare l’amore con lui, non riusciva neanche a stargli vicino. Non che non fosse stato premuroso, o non fosse stato paziente, aveva capito che ci voleva tempo. Per lei però il tempo non aveva più significato. Ogni giorno era uguale all’altro. Non usciva più da casa. Aveva lasciato il lavoro. Non frequentava più nessuno da mesi. Si limitava a fare la spesa una volta la settimana.
Fu proprio un pomeriggio al supermercato che capì cosa doveva fare per ricominciare a vivere.
Era in fila alla cassa, cercando di sentire il profumo di lacca sui capelli bianchi della signora davanti. Non ci riusciva. L’odore che la perseguitava era ancora più intenso e non capiva perché. Ad un certo punto il signore all’inizio della fila, dopo aver riempito i sacchetti della spesa, si voltò per pagare. Appena lo vide il cuore si tuffò nello stomaco. Era lui. Uscì dalla fila con il carrello e lo abbandonò in una corsia. Non poteva perderlo. Lo vide salire su una Toyota Corolla verde. Corse alla macchina e mise in moto. Riuscì a raggiungerlo al primo semaforo. La Toyota svoltò sulla provinciale e dopo pochi minuti si ritrovarono in mezzo ai campi. Cercava di mantenere una certa distanza, ma era inutile, lui non poteva certo sospettare di essere seguito. Al primo paese girò a sinistra e dopo una rotonda parcheggiò davanti al cancello di una villetta.
Lei proseguì fino alla fine della strada, poi fece inversione e si appostò a cinquanta metri dalla Corolla.
Era decisa ad aspettare fino a che non fosse uscito nuovamente, fosse anche per tutta la notte o per tutto il giorno successivo. Dopo sei ore, alle undici e un quarto di sera, vide la luce del cancello accendersi e l’uomo salire in auto. Accese il motore. Fece anche lei la rotonda e si ritrovarono sulla provinciale. Non c’era in giro nessuno. Non ci mise molto a raggiungerlo. Accelererò sempre di più fino a tamponarlo. La Toyota fece un giro su se stessa e finì di traverso in mezzo alla strada.
Aprì la portiera e camminò verso l’auto. L’uomo era riverso sul volante, il sangue colava dalla fronte. Respirava ancora, ma non sembrava cosciente. Risalì in macchina, con il vapore che usciva dal cofano. Fece marcia indietro per un centinaio di metri. Poi accelerò e questa volta lo centrò proprio nella portiera. L’airbag le scoppiò in faccia e si ritrovò in mezzo ai campi.
Scese dall’auto, una gamba dolorante e il viso pieno di escoriazioni. Zoppicando si avvicinò a pochi metri da quello che oramai era solo un ammasso di rottami. Intravide il corpo schiacciato tra le lamiere. Era morto, ora ne era certa.
Sorrise e alzò lo sguardo verso il cielo stellato. Si mise a respirare il dolce profumo di una sera d’estate. La prima sera d’estate della sua nuova vita.