lunedì 25 febbraio 2008
edward estlin cummings (2)
là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m'imprigionano,
o che non posso toccare perché mi sono troppo vicine
il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la Primavera apre
(sfiorando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa
o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s'immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ciò che sperimenteremo in questo mondo è pari
alla forza della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre ad ogni fiato
(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa mi dice
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole
domenica 24 febbraio 2008
Racconto d'autunno
Sono nato il giorno dei morti. Da piccolo non capivo perché ogni anno mia madre mi portasse al Monumentale. Gli altri bambini lo festeggiavano in modo diverso, ne ero sicuro. Lei puliva la tomba dei nonni, cambiava i fiori e intanto mi raccontava del pomeriggio in cui mi diede alla luce. Non te lo puoi ricordare Tato, iniziava sempre, ma quel giorno faceva molto freddo. Il papà faticò non poco per accompagnarci in ospedale. Tutta la città era immersa nella nebbia, ad ogni incrocio bisognava fermarsi perché non si vedeva la luce del semaforo. Bisognava stare attenti! Tu eri nella mia pancia e volevi uscire…
Ora immagino mio padre bestemmiare al volante della Seicento, mentre mia madre soffia e grida ad ogni contrazione. Nella storia di mia madre questo però non c’era.
Trentadue anni dopo mi alzo e non ho intenzione di andare in ufficio. Tanto meno al cimitero. Mi concedo un giorno di ferie. Non voglio lavorare il giorno del mio compleanno.
Guardo nel frigorifero: latte scaduto e sciroppo d’acero, neanche un uovo. Decido di andare a fare colazione in centro.
Esco e mi accorgo che fa più caldo di quanto pensassi. Mi metto la giacca sul braccio e cammino fino alla fermata del bus.
L'autobus è vuoto, sono le dieci passate e tutti sono già al lavoro, chini sulle scrivanie. Un vecchietto è seduto davanti, vicino all'uscita. Si toglie il cappello per asciugarsi la testa sudata con il fazzoletto, indossa un completo di lana, non capisco come faccia a resistere con questo caldo. C’è anche una ragazza seduta poco distante da me, legge un libro, ogni tanto alza la testa per controllare dov’è. Le vedo il seno spuntare dalla camicia sbottonata. Adoro questa stagione: spariscono giacche, sciarpe, cappelli e compaiono gonne corte, canottiere, magliette aderenti.
Scendo nella zona pedonale e cerco un bar con i tavolini all'aperto. Ordino una spremuta d'arancia e una fetta di torta di mele. Il caffé non lo fanno bene qui.
Vedo un giornale abbandonato sul tavolino a fianco. Lo prendo, leggo distrattamente la prima pagina, ma poi lo rimetto dov’era. Non mi interessa quello che è successo o potrà succedere. Mi rilasso sulla sedia e guardo le foglie appena nate che già colorano gli alberi del viale. Un passero becchetta una merda di cane sotto un’aiuola. Come deve essere più facile la vita per lui. Ora che le giornate si stanno allungando, l'aria si riempirà di insetti e troverà cibo a volontà.
Finita la colazione mi viene un’idea. Inizio a camminare verso la spiaggia, me la prendo comoda passando dal parco. Voglio vedere i primi fiori sul prato, sentirne il profumo nell’aria. Niente strade trafficate oggi. Avrei voglia di tuffarmi in mare, accarezzo l'idea per tutto il percorso, ma poi penso all’acqua fredda. E' troppo presto per fare il bagno. Mi sdraierò a guardare i gabbiani risalire le correnti. Spero di addormentarmi al suono delle onde. Non ho voglia di fare nulla. Non so cosa fare tutto il giorno. Che importa?
Ho sempre odiato i compleanni in giornate piovose, fredde e grigie. Oggi invece c’è il sole, fa caldo, tutto è colorato. Una sensazione di infinita libertà mi assale. Erano anni che non mi sentivo così tranquillo.
Non so perché mi sono trasferito in Nuova Zelanda. E’ stata una scommessa con me stesso. Non sapevo cosa mi aspettava, ma volevo andarmene, il più lontano possibile.
Oggi ne sono certo: ho scelto il posto giusto.
martedì 12 febbraio 2008
sacco (IV) - burri
è successo ancora, da non credere, erano settimane che me lo ripetevo è stato lui a presentarmela, è stato lui ad organizzare i primi incontri... ma solo per non essere troppo esplicito per avere una scusa, un alibi perché lei non rifiutasse... bravo, e ora vuoi approfittarne tu, non meriti neanche che ti risponda, quasi mi sembri un'altra persona... chissà lei come si diverte a vederci giocare, forse ha già deciso chi di noi due è fernando e chi guglielmo... per ora lo assecondo. oggi in collina, ha proposto lui, pensando lei è ungherese, vino, campagna, ricordi della terra natia, tanto per coglierla di sorpresa quando rilassata pensa ad altro... e via su per le strade sempre più piccole abbarbicate, lei sul sedile davanti, lui su quello dietro a ciarlare intrecciando storie per vedere come lei si muove, come ammicca al gioco. io attento, ora destra ora a sinistra, senza fretta raggiungo il bosco dei castagni, dovrebbe essere il giorno della sagra, ma al mattino in paese sono rimasti in pochi, si sa prima della festa occorre prendere il cinghiale. scendiamo senza una meta evitando di finire nella rete dei cacciatori, saliamo sul limitare dei campi, ormai senza fiori, ma ancora di un verde intenso quasi cupo, sfiorando i tronchi degli alberi, il sentiero appena nascosto dalle foglie... mi lascio trasportare dai sapori di immagini lontane, cullate dai suoni insoliti dell'accento straniero di lei. lui ci fotografa sotto un olmo isolato in mezzo al prato... la guardo, forse è la prima volta così da vicino, mettendoci in posa le ho sfiorato una mano cercando un segno dal suo volto, ma non ho avuto risposta. è difficile fare un passo dietro le quinte del reale, capire i legami, i rimandi che formano il nostro mondo senza aggrovigliare le fibre del vivere quotidiano. ora in silenzio, è già ottobre avanzato di molti anni dopo, guardo con malinconia l'immagine di quel giorno e noto, forse per la prima volta, le prime foglie gialle staccarsi in volo.
sabato 9 febbraio 2008
la bottiglia di klein
siamo nati dopo la tempesta
e ora che tutto è brughiera
attendiamo l'arrivo dei demoni
guardiamo nelle finestre
la vita delle persone
siamo solo angeli caduti
senza sesso senza cuore
riflessi di luce nel vetro
ora viviamo la nostra seconda vita
sentiamo tuoni lontani, il cielo è già scuro
arrivano arrivano presto saranno qui
domenica 3 febbraio 2008
ad marginem - klee
camminai per strade umide di pioggia
in attesa che il ritmo lento di un respiro scandisse la mia vita
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