mercoledì 26 marzo 2008

Racconto sulla memoria

Si svegliò in una stanza sfuocata. Senza pensieri. Senza dolore. Un’infermiera entrò poco prima dell’alba. Controllò la fleboclisi di morfina. Lesse la frequenza cardiaca e misurò la temperatura. Annotò tutto in una scheda che ripose ai piedi del letto.
Aveva due gambe in trazione, un braccio ingessato, varie costole rotte, un polmone collassato. Il trauma cranico aveva provocato una perdita di coscienza.
Dopo sei lunghe operazioni la prognosi fu sciolta.


Dottore, mi scusi, come sta mio fratello?

Signorina De Santis, non si preoccupi. Suo fratello è stabile. Non è più in pericolo di vita.

Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto.

Stia tranquilla. Siamo molto contenti per la prognosi. La spina dorsale non ha subito danni permanenti. Dovrà affrontare una lunga fisioterapia. Non abbiamo elementi ora, ma è possibile che suo fratello ritorni a camminare come prima. E’ stato molto fortunato.

Sì, certo, è stato un miracolo dottore. Però, mi scusi, quando prima gli ero accanto, riusciva a dire qualche parola, a bassa voce, ma io lo sentivo, solo non riuscivo a capire il senso della frase. Pronunciava parole a caso senza nessun nesso apparente. Mi sono spaventata e ho pensato al trauma cranico.

Fortunatamente il trauma non è grave. Ha perso conoscenza per molte ore, ma la tac ha escluso danni al cervello. Ci vorrà un po’ di tempo perché recuperi le funzioni del linguaggio. La confabulazione e il disorientamento, sono caratteristiche di un’amnesia post traumatica.

Mi guardava come se non mi riconoscesse!

Deve avere pazienza. Ora non possiamo pronunciarci. Più velocemente questi sintomi spariranno, più è probabile un recupero completo delle funzioni. Non ci rimane altro che aspettare.

La ringrazio molto dottore.

Non si preoccupi signorina. Ha già parlato con la polizia?

Sì, stamattina.

Mi scusi la curiosità, ma… non si sa nulla dell’incidente?

Hanno trovato l’appartamento sottosopra. La serratura della porta è stata scassinata. La caduta è stata frenata dai rami. Il tetto dell’auto ha attutito il colpo. Non avrebbe potuto salvarsi altrimenti.

Qualcuno è entrato in casa?

Pensano a un furto. I ladri hanno scassinato la porta credendo di entrare in una casa vuota. Giovanni probabilmente è stato svegliato dai rumori. Ci deve essere stata una colluttazione e… insomma non si sa come ma è caduto dal balcone. Purtroppo non ci sono testimoni. Era domenica mattina, molto presto. I ladri sono scappati indisturbati. I vicini non si sono accorti di nulla e non c’è la portinaia nel fine settimana.

Mi dispiace molto, signorina Monica.

Sì, grazie, lei è molto gentile. E’ stato terribile, ma siamo contenti che sia vivo.


Era ancora buio. Mi alzai e feci subito una doccia. Poi presi il rasoio e iniziai a radermi. Avvicinandomi allo specchio mi fermai a guardare una vena che partiva dall’angolo dell’occhio e si disperdeva nell’iride. Spensi e riaccesi la luce, mi concentrai sulla contrazione della pupilla. Lo feci più volte. Sembrava avere una vita propria.
Mi vestii e presi la borsa dall’armadio. La riempii con un grosso cacciavite, un sacco della spazzatura, la macchina fotografica digitale, il portatile e il candelabro in oro. Non avevo altro di valore in casa.
Uscii e non incontrai nessuno nel palazzo. Presi l’auto e mi diressi verso la periferia. Mi fermai a un cassonetto e ci buttai il portafoglio avendo cura di togliere i soldi. Poi mi avvicinai alla riva del naviglio. Mi guardai in giro: la strada era deserta. Svuotai la borsa nel sacco dell’immondizia, lo annodai bene e lo buttai in acqua. Affondò in un attimo. Con l’accendino bruciai le banconote. Le monetine le lasciai per terra, in mezzo alle erbacce.
Tornai mentre il sole stava per sorgere. Per entrare in casa scassinai la porta. Non mi ci volle molto. Mi ero allenato con una serratura simile. Il borsone lo rimisi nell’armadio. Poi iniziai a frugare in giro per la casa, facendo più confusione che potevo. Quando fui soddisfatto mi rimisi il pigiama. Andai in salotto con un cuscino e spaccai il vetro della porta finestra. Pulii bene il cuscino dalle schegge e lo risistemai sul letto nella camera degli ospiti. L’aria del mattino era molto fredda. Rimasi seduto in silenzio sulla poltrona fissando il televisore spento. Non so per quanto tempo. Poi d’improvviso mi alzai, calpestai i frammenti di vetro con i piedi nudi e mi buttai dal balcone.


Non sapeva bene che ore erano, non aveva dormito neanche un minuto. Poteva muovere solo il braccio sinistro. Ruotare il collo rigidamente di pochi gradi. Non si sentiva le gambe e l’altro braccio, ma non era preoccupato.
Per giorni non aveva capito dove si trovava. Poi non aveva capito perché era in ospedale. Aveva avuto un incidente d’auto?
Stanotte tutto era tornato alla mente, prima dei piccoli particolari sparsi: le schegge di vetro che si conficcavano nella pianta del piede, le banconote che bruciavano. Poi immagini collocate in un tempo disordinato e confuso. Il naviglio, l’appartamento in disordine. La sua immagine riflessa nello schermo del televisore.
Con molta fatica in quelle ultime ore era riuscito a ricostruire tutto. Aveva capito cosa doveva fare.
Ruotò lentamente la testa e guardò la flebo poco sopra, sulla sinistra. Dopo dodici secondi una goccia cadde nella piccola camera da dove partiva il tubo che gli entrava in vena. Allungò il braccio fino a arrivare al regolatore di flusso e lo ruotò al massimo. Le gocce iniziarono a scendere una dietro l’altra. Riportò il collo nella posizione originaria, poi distese il braccio sul bordo del letto e chiuse gli occhi.

sabato 15 marzo 2008

è passato del tempo


e molti ponti sono crollati

così che non si può tornare indietro.

lo vedi quel cuore coperto di foglie in mezzo al bosco?

non è mio, prendilo pure e incamminati

solo i deboli aspettano, così dicono,

ma a me piace voltarmi nella luce del tramonto

guardando i palazzi che prendono forma

perchè ci riconosco sensazioni infantili

varchi che si aprono nello stomaco

déjà vu di vite passate e premonizione di anni a venire.

Tutto questo congiunge la vita alla morte,

la contrazione dell'eternità in un istante

domenica 9 marzo 2008

Un racconto sul fuoco


Parcheggiò la macchina nel piazzale vuoto di fronte alla chiesa. Aveva piovuto tutta la notte, le strade erano ancora bagnate e il fiato si condensava nell’aria umida e gelida del mattino. Entrò dal portone centrale, si tolse i guanti e li infilò nella tasca destra del giubbotto, poi si levò il cappello di lana e lo mise nella tasca sinistra. La temperatura interna non era molto differente da quella esterna. La chiesa era vuota, debolmente illuminata, si avvicinò a una candela e stese la mano sopra la fiamma. Sentiva il calore al centro del palmo. Rimase immobile qualche secondo poi lentamente l’avvicinò al fuoco fino a che il dolore non fu insopportabile. Chiuse la mano a pugno e spense la candela, poi indossò i guanti, cercò delle monete nella tasca sinistra dei pantaloni e le infilò nella cassetta delle offerte.
Si sedette su una panca nella navata laterale, prese il foglio della messa, lesse la lettera di San Giovanni agli Apostoli e poi lo accartocciò, buttandolo sotto la panca. Dopo un quarto d’ora un prete si avvicinò al confessionale, entrò, chiuse la tenda e accese la luce.
L’uomo s’inginocchiò nella parte riservata al penitente. Il prete, finite le sue orazioni, aprì lo sportello fra le due grate. Poteva vedere il contorno della figura del sacerdote, gli occhi che luccicavano nella penombra del confessionale.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Vuole sedersi di fronte a me, all’esterno?
No, va bene qui, Padre.
Il tono della voce dell’uomo era basso, ma le parole erano ben scandite e non si faceva fatica a comprenderle.
E’ tanto che non si confessa?
Non mi ricordo Padre.
Non importa, mi dica, prego.
Ho ucciso un uomo.
Il prete rimase in silenzio, scosso. Si tolse il tricorno e lo appoggiò accanto al breviario.
Quando è successo?
Tre anni fa.
E viene ora a confessarsi?
Sì.
E’ stato in prigione?
No.
Lei deve andare dalla polizia.
Non ne ho intenzione, Padre.
Non è pentito? Perché è venuto a confessarsi? Nessuno la potrà perdonare, nemmeno il Signore, se non si pente. Deve prima costituirsi, chiedere perdono alla famiglia e confessare.
Per questo sono venuto da lei.
Da me?
Lei è la sua famiglia.
Scusi, non capisco.
Suo fratello.
Mio fratello?
Io ho ucciso suo fratello, tre anni fa.
Mio fratello è morto nell’incendio della sua casa. E’ stato un incidente.
Non è stato un incidente.
Cosa?
C’è stata una fuga di gas e la casa di suo fratello è andata a fuoco quella notte, mentre dormiva. Ma non è stata accidentale: è stata provocata, di proposito.
Da lei?
Sì.
I pompieri avevano escluso anche il suicidio.
Lo escludo anch’io.
Ma, come ha fatto?
E’ il mio lavoro.
Lavoro?
E’ quello che faccio.
Perché è venuto se non è pentito, perché è venuto a dirmi che ha ucciso mio fratello?
Volevo solo che lei sapesse.
Perché ora e non prima?
Non era il momento giusto.
Il giovane prete chiuse lo sportello, si coprì il volto con le mani e iniziò a piangere.
L’uomo si alzò dal confessionale, indossò il cappello e uscì nel piazzale. Aveva ricominciato a piovere e l’aria era ancora più fredda. Si alzò il bavero e camminò nel viale a fianco alla chiesa fino a raggiungere l’ingresso dell’oratorio. Attraversò un piccolo cortile, raggiunse una porta, non fece fatica a entrare, era aperta e non c’era nessuno.
Dopo dieci minuti il prete entrò nella casa e si ritrovò l’uomo seduto di fronte a lui, sul divano nel salotto.
Cosa ci fa lei qui?
L’uomo lo guardò con un sorriso.
Ho cambiato idea Padre. Mi sono pentito.
Prese con calma la pistola dal giubbotto, la puntò verso il prete e fece fuoco.


giovedì 6 marzo 2008

senza titolo


grattavo le pareti con le unghie senza fare rumore; la finestra aperta e la luce di settembre così dolce, così cruda.
e io solo pelle, un guscio senza muscoli ossa nervi sangue
immerso nello spazio vuoto che mozza il fiato

volevo solo uscirne e scappare ma rimanevo immobile, appoggiato al divano, aspettando la pioggia per lavare via tutto,

tutto quanto non c'è più, non c'è mai stato



domenica 2 marzo 2008

occasioni


sui pendii scoperti dal sole del mattino

il vento compone i contorni della neve di una sera
una polvere bianca si solleva in piccole volute
sembra rotolare veloce mentre la luce rifrange
colori nascosti

una linea curva traccia di un passaggio
segna un limite tra due mondi
una frattura fra due possibilità ed un medesimo esito
risale i dossi prima scomparendo fino ad un ipotetico valico
mostra una scelta una decisione non ancora presa

verso sera quando la luce scompare
dopo il tramonto del sole
in queste ore che aprono alla riflessione
che ricordano ciò che non è stato fatto
e ciò che non sarà

il gioco del vento si fa più chiaro
ti accorgi che i particolari del paesaggio
si confondono
mentre la linea svanisce
ben prima dell'oscurità

sabato 1 marzo 2008

appuntamento

Le vedo le molte insegne su quel lato della strada.
Attraverso di corsa. Poche manciate di minuti per comprare un accessorio che quella sera avrebbe fatto la differenza. Ma cosa? mi chiedo, sara' l'istinto a dirlo, mi rispondo. colorirumorioggettipersonedeciselescansolastradailmarciapiedefinisceiltempogiàdamolto
fermati
mi guardo in una vetrina ormai buia, nessuna differenza da sempre
prendo dal fodero la pistola che mi protegge dal resto del mondo
INVIO
con calma una sigaretta verso casa