è successo ancora, da non credere, erano settimane che me lo ripetevo è stato lui a presentarmela, è stato lui ad organizzare i primi incontri... ma solo per non essere troppo esplicito per avere una scusa, un alibi perché lei non rifiutasse... bravo, e ora vuoi approfittarne tu, non meriti neanche che ti risponda, quasi mi sembri un'altra persona... chissà lei come si diverte a vederci giocare, forse ha già deciso chi di noi due è fernando e chi guglielmo... per ora lo assecondo. oggi in collina, ha proposto lui, pensando lei è ungherese, vino, campagna, ricordi della terra natia, tanto per coglierla di sorpresa quando rilassata pensa ad altro... e via su per le strade sempre più piccole abbarbicate, lei sul sedile davanti, lui su quello dietro a ciarlare intrecciando storie per vedere come lei si muove, come ammicca al gioco. io attento, ora destra ora a sinistra, senza fretta raggiungo il bosco dei castagni, dovrebbe essere il giorno della sagra, ma al mattino in paese sono rimasti in pochi, si sa prima della festa occorre prendere il cinghiale. scendiamo senza una meta evitando di finire nella rete dei cacciatori, saliamo sul limitare dei campi, ormai senza fiori, ma ancora di un verde intenso quasi cupo, sfiorando i tronchi degli alberi, il sentiero appena nascosto dalle foglie... mi lascio trasportare dai sapori di immagini lontane, cullate dai suoni insoliti dell'accento straniero di lei. lui ci fotografa sotto un olmo isolato in mezzo al prato... la guardo, forse è la prima volta così da vicino, mettendoci in posa le ho sfiorato una mano cercando un segno dal suo volto, ma non ho avuto risposta. è difficile fare un passo dietro le quinte del reale, capire i legami, i rimandi che formano il nostro mondo senza aggrovigliare le fibre del vivere quotidiano. ora in silenzio, è già ottobre avanzato di molti anni dopo, guardo con malinconia l'immagine di quel giorno e noto, forse per la prima volta, le prime foglie gialle staccarsi in volo.
martedì 12 febbraio 2008
sacco (IV) - burri
è successo ancora, da non credere, erano settimane che me lo ripetevo è stato lui a presentarmela, è stato lui ad organizzare i primi incontri... ma solo per non essere troppo esplicito per avere una scusa, un alibi perché lei non rifiutasse... bravo, e ora vuoi approfittarne tu, non meriti neanche che ti risponda, quasi mi sembri un'altra persona... chissà lei come si diverte a vederci giocare, forse ha già deciso chi di noi due è fernando e chi guglielmo... per ora lo assecondo. oggi in collina, ha proposto lui, pensando lei è ungherese, vino, campagna, ricordi della terra natia, tanto per coglierla di sorpresa quando rilassata pensa ad altro... e via su per le strade sempre più piccole abbarbicate, lei sul sedile davanti, lui su quello dietro a ciarlare intrecciando storie per vedere come lei si muove, come ammicca al gioco. io attento, ora destra ora a sinistra, senza fretta raggiungo il bosco dei castagni, dovrebbe essere il giorno della sagra, ma al mattino in paese sono rimasti in pochi, si sa prima della festa occorre prendere il cinghiale. scendiamo senza una meta evitando di finire nella rete dei cacciatori, saliamo sul limitare dei campi, ormai senza fiori, ma ancora di un verde intenso quasi cupo, sfiorando i tronchi degli alberi, il sentiero appena nascosto dalle foglie... mi lascio trasportare dai sapori di immagini lontane, cullate dai suoni insoliti dell'accento straniero di lei. lui ci fotografa sotto un olmo isolato in mezzo al prato... la guardo, forse è la prima volta così da vicino, mettendoci in posa le ho sfiorato una mano cercando un segno dal suo volto, ma non ho avuto risposta. è difficile fare un passo dietro le quinte del reale, capire i legami, i rimandi che formano il nostro mondo senza aggrovigliare le fibre del vivere quotidiano. ora in silenzio, è già ottobre avanzato di molti anni dopo, guardo con malinconia l'immagine di quel giorno e noto, forse per la prima volta, le prime foglie gialle staccarsi in volo.
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