portare alle estreme conseguenze le proprie decisioni può dare origine a delle situazioni interessanti, o per lo meno insolite. esempi, quanto mai diffusi, abbondano nelle vicende quotidiane, ma solitamente senza dare prova di originalità. facilmente l'animo umano si lascia trasportare dall'emulazione o dall'abitudine a commettere le più stupide azioni senza che queste incontrino, non dico il tribunale della ragione, ma almeno quello della coscienza. indignarci, ribellarci, denunciare la deriva dei tempi, o semplicemente proseguire per le nostre strade senza ricordi, è insito nello scorrere delle nostre esistenze. proseguiamo diretti senza inciampare, senza sorprenderci, o forse ci manca solo la coerenza, o meglio il cinismo, di ammirare immobili, dimentichi dell'accaduto, le connessioni, i rapporti di causa ed effetto, in particolar modo quell elementari ed evidenti.
era lungo tempo che la osservavo, forse si era accorta della mia presenza, ma non avrei potuto contare ancora per molto tempo sulla confusione della serata per mascherare la mia indiscrezione. i suoi occhi, sinceri, persi, più scuri del vuoto circostante, scrutavano senza sapere, aspettavano un orizzonte su cui posare desideri e progetti. come in una stanza buia l'incedere è accompagnato dal riverbero della luce che penetra dall'ingresso ma presto svanisce, così l'attesa degli eventi copriva il fluire degli istanti, la cui origine lei non poteva ancora supporre.
seguiva i primi balli, i giochi delle coppie che casualmente si formavano e, ad un cenno, si scioglievano rincorrendo gli auspici della serata, ora in attesa della nuova musica, ora in attesa di nuova compagnia. lei pensando a verità nascoste si ingannava doppiamente, troppo spesso la realtà è aliena a comprendere i sogni di chi non sa scegliere le proprie mete. il ritmo calava, più intimi i movimenti che prendevano il posto delle danze. ora riuscivo solo a intravvedere i suoi mutamenti, coperti dalle coppie che, passando lente, permettevano solo dei rari fotogrammi, l'espressione del viso, il corpo reclinato, appoggiato alla parete. forse in quell'istante ci siamo incontrati.
un fermo immagine, un passo indietro, un movimento rapido, avrei aggirato la folla, approfittando dei pochi secondi in cui sarei stato nascosto, lei avrebbe aspettato immobile, in attesa dell'immagine succesiva tra le gambe dei ballerini, l'avrei raggiunta e, senza bisogno di parlare, un solo gesto ed avremmo lasciato la stanza, un solo gesto e lei avrebbe avuto tutte le risposte, ma ora lei guardava una parete vuota, mentre io mi allontanavo cercando di perdere questi ricordi.
era lungo tempo che la osservavo, forse si era accorta della mia presenza, ma non avrei potuto contare ancora per molto tempo sulla confusione della serata per mascherare la mia indiscrezione. i suoi occhi, sinceri, persi, più scuri del vuoto circostante, scrutavano senza sapere, aspettavano un orizzonte su cui posare desideri e progetti. come in una stanza buia l'incedere è accompagnato dal riverbero della luce che penetra dall'ingresso ma presto svanisce, così l'attesa degli eventi copriva il fluire degli istanti, la cui origine lei non poteva ancora supporre.
seguiva i primi balli, i giochi delle coppie che casualmente si formavano e, ad un cenno, si scioglievano rincorrendo gli auspici della serata, ora in attesa della nuova musica, ora in attesa di nuova compagnia. lei pensando a verità nascoste si ingannava doppiamente, troppo spesso la realtà è aliena a comprendere i sogni di chi non sa scegliere le proprie mete. il ritmo calava, più intimi i movimenti che prendevano il posto delle danze. ora riuscivo solo a intravvedere i suoi mutamenti, coperti dalle coppie che, passando lente, permettevano solo dei rari fotogrammi, l'espressione del viso, il corpo reclinato, appoggiato alla parete. forse in quell'istante ci siamo incontrati.
un fermo immagine, un passo indietro, un movimento rapido, avrei aggirato la folla, approfittando dei pochi secondi in cui sarei stato nascosto, lei avrebbe aspettato immobile, in attesa dell'immagine succesiva tra le gambe dei ballerini, l'avrei raggiunta e, senza bisogno di parlare, un solo gesto ed avremmo lasciato la stanza, un solo gesto e lei avrebbe avuto tutte le risposte, ma ora lei guardava una parete vuota, mentre io mi allontanavo cercando di perdere questi ricordi.
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