martedì 1 aprile 2008

fuga

il debole ritmo di un respiro scivolava assonnato tra le coltri mentre cercavo di lasciare indisturbato la stanza. discesi incerto le scale ancora nella notte, affidando alla memoria il computo dei gesti. superata la soglia trovai l'alba e il movimento fluido degli storni ad interrompere un cielo troppo sereno segno di antiche tempeste. ripetevo queste parole come eco dei miei pensieri, passo dopo passo, mentre il battito cardiaco accelerava, impietoso della mia mal celata sicurezza. allora annuivo convinto, indovinando il fondo dei giornali pomeridiani "... già lontano quando la trama del giorno svegliò i vicini di casa, sorpresi dai soccorritori e dai curiosi che andavano ammucchiandosi davanti all'ingresso, in un brusio di voci agitato dall'impertinenza di considerare sicura la sorte dei rei". così pensavo, o cercavo di convincermi, mentre vedevo scorrere le vetrine del centro ora che il tram era partito carico dei lavoratori del mattino.

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