sabato 8 settembre 2007

secondo movimento

Eravamo io e il Pu quella sera, non c’era l’altro Pu e nessuno ci capiva mai nulla se dicevo ieri sono uscito con il Pu.
Il gruppo suonava le canzoni tipo blues&soul e la gente ballava e loro si sentivano tutti dei fighi e ammiccavano alle ragazze che ammiccavano a loro. Niente mi avrebbe convinto a salire sul palco e fare il suonatore per ammiccare perché ho sempre pensato che quelli erano solo dei grandi stronzi che si credevano famosi in tutto il mondo invece lo erano solo nella provincia, nella parte sud. Ma a quanto pare funzionava perché le tipe ammiccavano e non solo da quello che si diceva, le voci giravano allora, e saranno state anche vere forse solo un po’ gonfiate.
Stavo lì seduto a fumare perché di ballare proprio non mi andava quella sera, non sono un gran danzatore ma se mi ci metto sono meglio di tutti quelli che sembrano degli ubriachi svolazzanti al bel canto ritmato. Aspettavo il Pu che era andato a casa del suo amore eterno perché aveva la sciolta e tutto il resto, gran brutta cosa in una sera d’estate piena di ragazze che ammiccano al gruppo del momento.
Insomma era giunta l’ora di andarsene e quando il Pu tornò tutto bianco in volto prendemmo il suo mezzo e via a non più di sessanta perché il Pu era un tipo prudente. Il parti era per il genetliaco del caro Guz che era ancora abbastanza giovane o per lo meno si impegnava per esserlo. Il Pu non stava ancora proprio a posto e mi diceva che sarebbe tornato presto ma che voleva passare per fare gli auguri e tutto il resto.

Era proprio un parti come si deve con la gente sparsa e tutto il resto come piace a me. Il caro Guz ci portò il regalo di benvenuto perché noi non si doveva portare regali, era lui che li distribuiva ed era cosa buona perché dopo poco le molecole entrarono in contatto con gli alveoli, il loro RNA fece il giusto messaggero e il Pu non aveva più l’ombra del minimo cagotto, come lui amava dire. Così si restò lì senza preoccuparsi del fresco della sera perché le stelle luccicavano anche troppo.
Anche qui però era pieno di gente che ci credeva, ridevano e ammiccavano perché alla fine i parti si fanno per questo e c'era gente strana che si sedeva a parlare e non capivi quel che dicevano perché avevano esagerato con il liquido o con il gassoso, non lo so, o entrambi ben miscelati. Come quello che non si trovava e tutti o quasi erano agitati perché chissà dove è andato magari è caduto in un pozzo ma nessuno faceva nulla tipo andarlo a cercare perché era un parti di quelli che funzionano ed era giusto che uno si perdesse e che ci si preoccupasse per un poco. Tanto di pozzi non c’erano in zona.
Ci sembrava di essere lì da ore così decidemmo che si era fatto tardi. Ma non era poi passato tanto tempo solo che oltre a fare bene al cagotto, come amava dire il Pu, quella roba dilatava anche parecchio e saliti in macchina ci avviammo silenziosi ma non trovammo come andarcene da quel buco di paese. Si girava intorno e tutto il resto ma non si usciva. Così passammo un incrocio e solo dopo un po’ guardai verso il Pu e gli dissi che era rosso, lui non si voltò nemmeno e rispose ho visto e continuò zitto sui suoi prudenti sessanta.
Era stata una serata di lusso, non avevamo falciato una famiglia e bimbi e cane e tutto il resto e non finimmo sul giornale e nessuno pianse, si ritornò a casa beati e steso sul letto mi dissi convinto che l’uomo non avrebbe dovuto costruire semafori rossi.

Nessun commento: