lunedì 12 novembre 2007

dance (II) - matisse


le estati più calde coprono di luce i colori, li chiudono in spazi bianchi che devono essere riempiti dai ricordi. al centro della via un passaggio alberato dava ristoro ai festanti, prima che questi tornassero a danzare, incuranti della canicola. attorno, su ambo i lati, la folla chiudeva l'ingresso dei vicoli e delle corti impedendo ai ritardatari di giungere a destinazione. alcuni, superato il bastione, avevano scoperto un passaggio tra le strette case, ma la loro corsa dovette fermarsi sui cancelli della villa padronale, ancora chiusi in attesa della processione.

non era solita la città mostrare la sua gioia ad ignari visitatori, a chi avrebbe equivocato sulla frenesia di un pomeriggio lontano dai rintocchi delle ore. in attesa del rito, abbandonato sull'altare e lambito dal lucrore delle navate, il palio raffigurava la vita del santo in un sapiente polittico dominato dal turchese e dai colori dell'agata e della giada, sprofondati nell'oro del cielo. sapientemente la narrazione sacra procedeva lenta, a canone, alternando speranze e delusioni al rinnovo della professione di fede.

le pause dell'ipotetico oratore davano la cadenza, mentre dall'esterno le note del clavicembalo, faticosamente attutite dalla quiete del santuario, accelerando, lasciavano la giga e la follia per precipitarsi tra le giunture e le crepe dell'edificio. seguirono attimi in cui le orchestre sovrapposero le loro musiche, le stesse note su più livelli a rincorrere una scala senza fine, mentre, evocati dal silenzio, i personaggi raffigurati a contorno delle scene presero vita, come burattini inebriati per una recita senza fili. le figure abbandonarono il quadro e si mescolarono ai danzatori immersi nella luce intensa dell'estate. ebbre vorticavano tra cielo e terra sfiorando il sole che scaldava i loro corpi, memori nuovamente della passione.


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