Mi riconobbe. Si avvicinò al mio tavolo.
“Mi scusi… “ disse appena fu distante il giusto per parlarmi.
“Sì?” risposi alzando la testa, guardandola come se non sapessi chi fosse.
“Lei non mi conosce, ” disse. Poi dopo una breve pausa, “ma io sì!”
“No, infatti, ma ci siamo già visti suppongo”.
“In realtà no”.
“No?” chiesi.
“No, non ci siamo mai conosciuti”.
“Scusi, ma non riesco proprio a capire”.
Erano due anni che aspettavo questo momento. Ero ben preparato. Le cicatrici sulle gambe lo dimostravano.
“Vede, io conoscevo suo fratello”.
Rimasi qualche secondo in silenzio. Mutai l’espressione del viso, come se stessi riflettendo. Lei rimase in piedi aspettando una mia reazione.
“Si accomodi, prego”. Mi alzai e allontanai la sedia dal tavolo.
Lei si sedette. Infilò la tracolla della borsetta sullo schienale.
“Potremmo darci del tu, se non le dispiace”, proposi.
“Certo, ci mancherebbe. Non l’ho vista entrare”. Si fermò un attimo. ” Scusa. Non ti ho visto entrare. Il locale era troppo affollato. Ho guardato il bancone per cercare un cameriere e quasi mi è venuto un infarto. ” Sorrise. “Ti ho visto tornare al tavolo. Ho avuto bisogno di qualche secondo per realizzare. E’ passato tanto tempo”.
“Credevi di aver visto un fantasma?”
“Be’, sì, cioè no. Insomma siete proprio uguali”.
“Capita nei gemelli omozigoti.”
Lei rise. Sembrava più rilassata.
“Sì, giusto ma sono passati due anni, da…” si fermò un secondo, “da quando è stato ucciso.”
“Due anni, sì.”
“Tu non eri al funerale.”
“No. Ho saputo parecchio tempo dopo che era morto”. Feci volutamente una pausa. “Sono stato per anni lontano dall’Italia. Non avevamo parenti prossimi. C’eravamo persi di vista”.
“Sì, lo so, lui parlava spesso di te”.
“Lo conoscevi molto bene quindi.”
“Be’ sì, siamo stati fidanzati, per quattro anni”.
Quattro anni e mezzo, stronzetta, o forse per te gli ultimi sei mesi non sono contati nulla?
“Non dirmelo, dovevate sposarvi?”
“No, no, vedi io l’ho lasciato. Un anno prima che…”
S’interruppe di nuovo. Il pensiero della mia morte violenta l’aveva rattristata. Sentii una fitta di piacere. Una soddisfazione che aspettavo da tanto tempo.
“Sì, lo so,” dissi. “Non riuscivo a crederci. Sono dovuto tornare e vedere la sua tomba. Non mi sembrava vero. Mio fratello morto. Ucciso”.
“Mi spiace molto. Deve essere stato terribile.” appoggiò la mano sul mio braccio.
“Lo deve essere stato anche per te.”
Quanto era stato terribile? Era andata al mio funerale almeno. Potevo ritenermi un po’ soddisfatto.
“Sì, era un anno che non lo vedevo. Non l’avevo dimenticato. Gli volevo ancora molto bene.”
Basta con queste inutili frasi! Lui era morto. Io ero vivo. Lei ancora bellissima.
“Rimarrà per sempre nei nostri cuori, ” dissi per troncare il discorso.
“Sì, anche se sono stata io a lasciarlo, be’ la sua morte mi ha molto impressionato. Ho pensato molto a lui, dopo.”
Ora sono tornato. Sono io. Possiamo ricominciare. Da zero.
“Anche io ci ho pensato. Ho perso quindici anni della sua vita. Mio fratello! Non so nulla di lui, che lavoro faceva, che vita conduceva. Niente. Vorrei tanto cercare di recuperare tutto quel tempo, ma non si può”.
“Certo, ti capisco, ” disse guardandomi negli occhi.
I miei allenamenti per mantenere il controllo ora si rivelavano utili. Mi toccai la prima ferita sulla gamba sinistra.
“Senti, vorrei chiederti un favore… se non ti dispiace”.
“Dimmi pure, ” disse appoggiando il gomito sul tavolo per sostenere la testa.
“Non vorrei essere inopportuno ma se potessimo rivederci… insomma tu potresti raccontarmi qualcosa di lui se non ti dà fastidio, se ti va di ricordare”. Cercavo di essere il più delicato possibile. “Vorrei sapere qualcosa di più sulla sua vita”.
“Non preoccuparti, anch’io nei tuoi panni vorrei sapere, sarei curiosa”.
“Sì, non è solo per un senso di rimorso, è che ho il desiderio di conoscerlo. Recuperare anche pochi frammenti di lui sarebbe prezioso per me”.
“Alle volte il destino è strano. Sei stato fortunato ad incontrarmi, così per caso”.
Per caso? Ci sono voluti tre mesi per ritrovarti. Eri sparita, il tuo nome non era sull’elenco e avevi cambiato casa.
“Meno male che alle volte il destino è dalla nostra parte”. Tirai fuori un biglietto da visita. “Quando sei libera chiama questo numero. Sarò molto lieto di rivederti, anzi mi farai proprio un favore. Saresti molto gentile. Come ha fatto mio fratello a perderti?”
Lei mi guardò sgranando gli occhi. Sì alzò e mi tese la mano.
“Bene… allora ci sentiamo presto.”
Si allontanò e uscii dal locale. L’ultima frase era stato un errore grossolano. Andai nel bagno. Era vuoto. Mi fissai a lungo nello specchio. Poi alzai il pugno e colpii più forte che potevo sulle ferite.
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