venerdì 4 maggio 2007
genève
quando si è in visita per una città straniera ci si sente come protetti da un involucro, da una pellicola protettiva, voci fuori campo a commento dei fotogrammi rubati a chi corre verso la fine di ogni giornata. rallentiamo il passo, quasi ci fermiamo increduli che tutto proceda indifferente mentre noi osserviamo e col tempo abbiamo anche l'ardire di indicare, senza mai riuscire a confessarlo, cadiamo nella trappola del giudicare. ipocriti dovremmo allora metterci a sedere davanti ai nostri cortili, spalle alle ringhiere, dopo tutto sono solo le ombre sui muri che riusciamo a vedere.
una casa dall'intonaco giallo, intervallato da pietre sagomate più numerose in prossimità del selciato, si perde tra i palazzi lasciandomi solo mentre costruisco le immagini di altri luoghi. si dipartono a raggiera da un'unica casa dello stesso colore, attraversati da un dedalo di strade che prendono vita animate dai rumori lontani, alle mie spalle, tinte scure che cercano una propria vita con un movimento improvviso.
l'ultima volta anni addietro, ancora ricordo il vuoto lasciato da lei che fugge senza una parola, mentre i miei versi sono ancora aperti sul tavolo. il suo sguardo fisso davanti ai miei occhi senza poterle parlare, senza potere ripetere quelle parole prima di vedere il suo volto dileguarsi nelle ombre di un'altra città. rimangono i rami degli alberi a nascondere finestre e muri mentre il quadro si allarga alle vie affollate per l'ora del mercato.
strane le notti di maggio, quando provi ad avvicinarti alle ombre, queste fuggono, scivolano negli interstizi oppure sotto l'intonaco delle pareti, in attesa che tu torni a guardarle da lontano. appoggiando un palmo puoi sentire un respiro calmo non più coperto dal rumore dei passi, ma le vie sono vuote all'ora di cena, ti scosti e riprendi il cammino per visitare i monumenti della città per dipingerli dei colori di chagall.
ancora alcuni passi per la strada che porta alla cattedrale, al luogo dove furono bruciati i libri di rousseau. qualche passante, pochi ormai quando la giornata volge al termine, una donna dai lineamenti delicati sul lato opposto della strada è forse di ritorno a casa. immerso in altri pensieri non l'avevo notata, ma ora che mi cammina quasi a fianco anche lei mi guarda, un gesto di saluto sembra interromperla nell'esitazione del ricordo. anche ora non riesco a ripetere parole troppo lontane mentre la vedo dileguarsi nelle ombre della città.
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