domenica 6 maggio 2007

Domani è un altro giorno

Ore sette e mezza di una giornata invernale. Particolato atmosferico sopra la soglia consentita di cinquanta microgrammi al metro cubo.
La stazione è silenziosa. Non è vuota. Orde di studenti l’abbandonano. Centinaia di pendolari aspettano intirizziti. Chiusi in un guscio di lana sbuffano vapore.
Le Ferrovie Nord Milano si prendono cura dei loro clienti. L’orario dei treni è stato elaborato utilizzando complessi algoritmi di calcolo. Nulla è lasciato al caso.
Il primo gruppo di treni proveniente da Como, Varese e Novara si avvicina. I tabelloni lo indicano chiaramente. Tra loro uno scarto minimo di quattro minuti. Il regolare ritardo rende gli arrivi aleatori. Poi un vuoto di mezz’ora.
I deboli si avviano indolenti verso i binari tronchi da dove partono i treni regionali che fermano in tutte le stazioni, offrendo un viaggio comodo e lento.
Gli audaci aspettano i treni diretti, affollati certo, ma veloci. Fino a Bovisa viaggeranno alla folle velocità d’ottanta chilometri l’ora. Il rischio è di rimanere in piedi, schiacciati uno sull’altro come in un carro bestiame.
Le persone si guardano negli occhi, mute. Ognuno sa quel che deve fare.
Solo pochi sprovveduti si sistemano a caso. Idioti. La porta del treno non si fermerà mai in quel punto.
Più in là, verso la testa, la prima classe. Non bisogna temere i controllori, non a questa ora del mattino. E’ tempo d’anarchia, non ci sono più classi sociali, nessun biglietto vale più di un altro, nessuna distinzione di sesso, razza o età.

Il primo treno dovrebbe arrivare sul binario uno. Si vedono già i fari del Varese sul terzo. Due puntini nella foschia lontana.
Bisogna decidere in fretta. Il Como sbuca in curva, non lo si vede fino all’ultimo. Il Varese si avvicina, sempre più.
I due treni potrebbero arrivare contemporaneamente.
Mi preparo allo scatto. D’improvviso compare il Como. Il Varese è lanciato, inizia ora la frenata.
Mi lancio sui binari insieme a pochi altri. Il treno fischia. La folla rimane sul primo, bloccata dall’indecisione.
Sul Varese si sale facile. Trovo un posto e mi siedo soddisfatto.
Sono vestito per sopportare temperature prossime allo zero e la carrozza sfiora i quaranta gradi, ma non importa. Oggi ci sono riuscito.
Il mio treno parte per primo.

2 commenti:

pallavic ha detto...

che botta la domenica sera...

Ergosfera ha detto...

molto peggio il lunedì mattina