martedì 12 giugno 2007

tonio


La sveglia suonò. Sei e trenta. La spense con una manata.

Rimase qualche secondo seduto sulla sponda del letto. Le mani sulle ginocchia.
Deve essere oggi. E’ il giorno giusto.
L’autorimessa di Tonio il lunedì rimaneva chiusa. Si fece una doccia veloce dopo essersi rasato.
Oramai ho deciso. Non ho i soldi. Non posso rimandare. I suoi scagnozzi verranno a cercarmi presto.
Mise sul fuoco la caffettiera.
Non li ho mai avuti quei soldi. Rinviare il pagamento di una settimana è stato già difficile.
Si mise dei pantaloni di lino chiaro e una camicetta a maniche corte.
Quel maledetto figlio di puttana! Ti faccio un interesse d’amico. Conoscevo tuo padre. Col cazzo! Gli devo ridare il triplo.
Infilò il caricatore. Controllò la sicura. Prese una borsa dall’armadio e ci mise la pistola coprendola con una felpa.
Si guardò per un istante nello specchio dell’anticamera.
Devo solo fare in fretta. Arrivare prima degli altri.
Il secondo lavoro di Tonio cominciava alle otto. Prese le chiavi della macchina e uscì. La Duna grigia era parcheggiata sotto casa. Un altro prestito di Tonio.
Non è difficile. Entro nel garage. Apro la borsa per consegnarli i soldi e sparo.
Avviò il motore e partì.
Fermo ad un semaforo si accese una sigaretta. Era in anticipo. Parcheggiò l’auto davanti ad un bar.
Due colpi con il silenziatore. Uno al petto e uno alla nuca. Non voglio che agonizzante faccia il mio nome.
Bevve un altro caffé. Poi tornò alla macchina.
Tonio ha troppi nemici. Il suo destino è segnato, se non sono io sarà qualcun altro.
Risalì in macchina. Un rumore stridulo seguì il movimento della chiave. Il motore non partiva.
Merda!
Riprovò più volte. Nulla da fare. Imprecò colpendo il volante col pugno. Poi cercò di calmarsi. Non c’era tempo da perdere. Un paio di chilometri a piedi. Prese la borsa, scese ed iniziò a camminare lungo la circonvallazione.
No, non posso aspettare un’altra settimana. Tra poco sarò un uomo libero. Quel bastardo sarà morto.
Il caldo si appiccicava alla pelle. Accelerò il passo. Arrivò all’ingresso del cortile inzuppato di sudore. Otto e venti. Non c’era ancora nessuno. La saracinesca era aperta. Si guardò la mano destra, poi la borsa. Controllò ancora una volta il cortile ed entrò nel garage.
Sono venuto a pagare il mio debito. Puoi essere fiero di me.
Si fermò di colpo. Posò la borsa per terra. Si avvicinò. Lo vide schiacciato contro il muro investito da una macchina. Il sangue gocciolava sul pavimento.
Cristo santo. Che cazzo è successo?
Guardò il corpo disteso sul cofano. Tonio era morto. Non doveva essere passato troppo tempo. Si girò di scatto. No, non c’era ancora nessuno. Sarebbero arrivati. Molto in fretta.
Mi spiace Antonio. Qualcuno mi ha preceduto. Il tuo credito con Ivan Masetti è annullato.
Sorrise, recuperò la borsa e uscì dal garage.
Nessuno lo vide.


Cognome e nome.
Rinoldi Maurizio.
Luogo e data di nascita.
Milano, venti quattro millenovecentosessanta.
Professione.
Disoccupato.
Precedente occupazione.
Impiegato in un’azienda di prodotti per…
Non si dilunghi. Coniugato?
Sì con due figli, di tre e cinque anni.
Risponda solo alle domande. Coniugato?
Sì.
Figli?
Due.
Età?
Tre e cinque anni, un maschio e una femmina, come le stavo dicendo.
Signor Rinoldi, dobbiamo seguire la prassi.
Sta verbalizzando?
Non siamo qui per farci due chiacchiere.
E’ stato un incidente.
Incidente o non incidente il verbale va redatto.
Io, be', sono subito venuto qua.
E ha fatto bene. Ha fatto benissimo. Dove voleva scappare?
Non volevo scappare. Non c’era nessuno. Non sapevo cosa fare e...
Poteva chiamare un’autoambulanza.
Certo, sì… ma vede, ero nel panico e mi sono detto…
Si è detto bene, signor Rinoldi. Si è detto benissimo.
Insomma vado subito dai carabinieri.
Lo sappiamo. Si è presentato spontaneamente.
Certo, per la denuncia.
Lei conosceva Antonio Cabella?
Be’, sì, ho comprato da lui una macchina la settimana scorsa.
Una Fiat Duna grigia del novantuno.
Sì una Duna, mi serviva per un lavoro che mi hanno offerto...
Come mai è tornato proprio stamattina al garage?
Per la frizione.
La frizione?
Certo la frizione. Non ha mai funzionato bene, saliva a colpi e…
Voleva lamentarsi con lui per avergli venduto un catorcio.
Be', no, ma vede, quel lavoro, è a Bologna.
Continui, continui.
Prima di partire sono passato perché la controllasse. Non volevo rimanere a piedi.
E perché proprio all’autorimessa Tonio l’ha comprata, questa macchina?
Vede, venerdì scorso sono passato per caso e ho letto un cartello, proprio fuori il cortile. La vendeva a trecento euro. Mi serviva.
Stamattina lei è arrivato al garage a che ora?
Saranno state circa le otto.
Era chiuso, vero?
Sì, be', era chiuso, ma la saracinesca in fondo al cortile era alzata a metà. Così ho bussato.
Ah, il signor Antonio Cabella era al lavoro?
Certo era lì, gli ho spiegato, dovevo partire e la frizione… insomma lui mi ha guardato storto, sembrava scocciato, non ha detto una parola. Poi mi ha fatto parcheggiare la macchina nel garage.
Ecco venga al punto: l’incidente.
Sì, ho parcheggiato, il muso rivolto al muro. Il signor Antonio mi ha fatto cenno di rimanere in auto e ha aperto il cofano. Non ho fatto neanche a tempo a spegnere il motore, lo ha richiuso con un botto, mi sono spaventato e… insomma, ho lasciato leggermente la frizione.
Spiaccicando il signor Cabella contro il muro.
Sì, Dio mio, l’auto è partita di colpo! Ho visto il corpo piegarsi in due. E’ stato un attimo, la testa sul cofano e tutto quel sangue. Ho cercato aiuto, non c’era nessuno, così sono venuto qua.
Il signor Antonio Cabella era un usuraio. Lei lo sapeva?
No.
Sicuro?
Le ripeto che era la seconda volta che lo vedevo.
Signor Rinoldi, non aveva un qualche debito con il signor Cabella?
No, che debiti! Volevo solo che la frizione…
Perché vede Rinoldi, il signor Cabella aveva precedenti penali.
Non lo sapevo.
Il signor Antonio Cabella era un meccanico. Vendeva anche auto usate, ma per arrotondare prestava soldi a tasso d’usura.
Be', ma cosa c’entro, non lo conoscevo, mi ha solo venduto l’auto.
Vede questo quaderno signor Rinoldi Maurizio?
Sì.
Lo ha mai visto prima?
No, mai.
Va bene. Ogni pagina ha due colonne. A sinistra un elenco d’automobili, sulla destra un numero.
Allora?
Legga le ultime tre righe. Ecco prenda il quaderno. Scoprirà che conosciamo il movente, il debito contratto con il signor Cabella e ipotizziamo un omicidio premeditato, che lei vuole far passare come un incidente.
Omicidio?
Sù, avanti, legga ad alta voce.
Ford Fiesta nera, quarantamila. Fiat Punto rossa metallizzata, ottantaquattromila. Fiat Duna grigia, trecentomila.

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